Titoli di stato italiani: quotazione, rendimento, tassazione

Sono sei i principali titoli di stato italiani. Quando si decide di investire in questo strumento finanziario bisogna valutare attentamente la quotazione, il rendimento e la tassazione. Poi procedere

Cos’è un titolo di stato italiano?

I Titoli di Stato sono strumenti finanziari considerati sicuri. Anche se contengono ugualmente elementi di rischio, minori rispetto agli investimenti azionari o obbligazionari. Il rischio che l’emettitore non sia in grado di saldare il debito alla scadenza è relativamente basso.

I Titoli di stato italiani si possono suddividere in cinque categorie diverse: BOT (Buoni Ordinari del Tesoro), CTZ (Certificati del Tesoro Zero Coupon), CCT (Certificati di Credito del Tesoro, BTP (Buoni del Tesoro Poliennali), BTP€i (Buoni del Tesoro Poliennali indicizzati all’inflazione Europea), BTP Italia.

I Titoli di Stato italiani sono soggetti a diverse forme di tassazione a seconda del tipo di reddito prodotto (interessi ovvero plusvalenze da cessione dei Titoli di Stato) e del soggetto titolare del titolo considerato (impresa commerciale o persona fisica). Se si ha intenzione di investire acquistando titoli di stato italiani si deve prima di tutto prendere in considerazione alcuni aspetti per capire la convenienza dell’investimento. Quindi valutare la quotazione, il rendimento e anche la tassazione.

Quotazione dei titoli di stato italiani

La quotazione di un titolo può avvenire in quattro tipologie di prezzi differenti. Si parla di corso super secco quando il prezzo di un titolo è rappresentativo del solo valore capitale e lo stesso è stato emesso sotto la pari. Oppure di corso secco quando il prezzo del titolo è rappresentativo del solo capitale. Tra i titoli di Stato italiani esempi di quotazione a corso secco sono i Btp e i Cct.

Con Corso tel si intende la quotazione di un titolo che comprende oltre al valore nominale anche il rateo d'interesse già maturato. E infine il corso ex cedola è la quotazione di un titolo nel giorno in cui sono messi in pagamento gli interessi o i dividendi a seconda se i titoli sono rispettivamente a rendimento predeterminato o variabile. In tale data il corso ex cedola corrisponde al corso secco e al corso tel quel visto che gli interessi calcolati nel prezzo tel quel sono stati pagati e quindi il prezzo tel quel è scorporato degli stessi per cui i tre prezzi coincidono.

Rendimento Titoli di Stato italiani

La variabile più importante per decidere se e quando investire in titoli di stato italiano, ma più in generale dei titoli azionari, è il loro rendimento. Il rendimento di un qualsiasi titolo finanziario dipende da tre fattori:

Di solito il rendimento viene espresso in termini percentuali e su base annua. Nel caso di Titoli di Stato, sono due le componenti principali del rendimento: gli interessi e il guadagno in conto capitale.

Titoli di Stato italiani tassazione

Investire in Titoli di Stato italiani può generare due tipi di reddito. Gli interessi e i guadagni in conto capitale. Gli interessi si concretizzano nelle cedole e nello scarto di emissione. Il guadagno in conto capitale deriva dalla differenza tra il prezzo dell’acquisto e quello di vendita sul mercato secondario. Tutti soggetti ad apposita tassazione. Differente a seconda di chi sia il titolare dei titoli.

Nel caso di impresa commerciale, i due redditi compongono la base imponibile su cui calcolare le imposte sui redditi. Nel caso di persone fisiche, invece, sussiste un’ulteriore differenza tra chi è residente in Italia e chi invece all’estero in paesi withe list, cioè in quei paesi che, aderendo ad una serie di accordi internazionali, rendono disponibili le informazioni fiscali inerenti gli investimenti nel loro territorio. I primi pagano sui redditi da capitale il 12,5%.

L’imposta viene applicata direttamente dall’intermediario finanziario. Quelli che non risiedono in Italia, ma in paesi white list non paga mentre chi non risiede né in Italia, né in paesi white list pagano ugualmente il 12,5%.



Autore: Luigi Mannini
pubblicato il