Terza guerra mondiale: perché se ne parla tanto?

Molti non prendono in considerazione la probabilità che una piccola schermaglia possa portare allo scoppio di un conflitto nucleare ristretto che potrebbe trasformarsi in un conflitto mondiale

Cos’è la terza guerra mondiale?

La terza guerra mondiale è un'ipotesi storica di conflitto mondiale tornata di attualità. È un tema dibattuto da giornalisti oltre ad essere stata oggetto di studi e pianificazioni sui possibili scenari da parte delle autorità militari e civili

Lo ha detto anche il Papa, ma non solo. Giornalisti, opinionisti di ogni risma e esperti militari da anni ventilano l’ipotesi del possibile scoppio di una terza guerra mondiale capace di spazzare via l’intero genere umano visto il pauroso arsenale militare che le potenze mondiali possono mettere in campo. Per molti anzi, questo conflitto sarebbe già in atto con modalità differenti dai conflitti tradizionali. Una guerra che, insomma, si starebbe svolgendo sotto i nostri occhi senza bombe, né aggressioni di eserciti.

Ma perché se ne parla tanto e con sempre più insistenza? Molti non prendono in considerazione la probabilità che una piccola schermaglia possa portare allo scoppio di un conflitto nucleare ristretto, che potrebbe trasformarsi in un conflitto di proporzioni mondiali e con esiti che non pochi prevedono possano essere catastrofici. Per non parlare delle voci che affermano che la guerra tra le grosse potenze sia un fatto praticamente inevitabile e che l'intelligenza artificiale e le armi ad alta precisione saranno le protagoniste di questo conflitto.

Con l'utilizzo di esse persino la guerra convenzionale verrà terminata in pochi minuti. Finora il mondo ha visto molti meno conflitti globali, ai quali le grandi potenze militari per difendere i propri interessi ne prendono parte indirettamente. E tra le cause da non sottovalutare molti ascrivono anche l’acqua che, da bene di consumo primario ed intoccabile, indispensabile per la stessa vita sulla Terra, sta piano piano diventando una ricchezza di inestimabile valore.

Perché si parla tanto della terza guerra mondiale

Senza dubbio quella che stiamo vivendo è un’epoca di stravolgimenti enormi. Ci troviamo nel mezzo di una rivoluzione industriale, la terza, quella guidata dallo sviluppo tecnologico che ha nella nascita e implementazione dell’intelligenza artificiale il punto di approdo più ampio. Stravolgimenti che hanno, o stanno, radicalmente modificato le abitudini e il modus vivendi di milioni di persone.

Per non parlare degli esiti nefasti di carestie e crisi economiche che stanno letteralmente provocando esodi massicci di profughi alla ricerca della salvezza. Provocando, come effetto collaterale, il ritorno di pulsioni razziste e xenofobe anche in Europa e in Italia. Pulsioni che la storia non è riuscita a sconfiggere e che stanno piano piano tornando prepotentemente alla ribalta. Basterebbe questo scenario, descritto in maniera sintetica, per capire il perché si parla tanto della terza guerra mondiale.

La miccia che potrebbe accendere un incendio dalle proporzioni gigantesche e drammatiche potrebbe essere la Siria. Intanto venti di guerra spirano anche nel Pacifico con le reciproche minacce fra America e Corea del Nord. Il rischio che un conflitto, o anche la proiezione di un conflitto si estenda fino ad assumere proporzioni globali sono concrete.

E, come si diceva in precedenza, non è detto che il teatro di guerra sia quello classico a cui la storia ci ha abituati. Esistono anche eventi di natura non prettamente militare che potrebbero causare una serie di eventi in grado di suscitare l’effetto domino che, come una slavina, avrebbe come conclusioni conseguenze gravi. Le ipotesi che stanno prendendo sempre maggiore credibilità potrebbero essere:

A ben guardare, però ci sono anche altri teatri che lungi dall’essere pacificati come si voleva fare con le varie missioni militari che si sono susseguite dopo i tremendi attentati dell’undici settembre negli Stati Uniti con lo scopo di portare democrazia e pace in quei territori.

Obiettivi falliti che hanno avuto come unica conseguenza quella di destabilizzare ulteriormente aree già di per sé delicate per gli equilibri globali. Eventi che hanno una probabilità molto alta di realizzarsi ma che forse non avrebbero conseguenze tali da scatenare un conflitto di proporzioni mondiali:

Insomma a rifletterci bene il mondo appare attualmente come una polveriera pronta ad esplodere. Lo certifica anche il cosiddetto orologio dell’apocalisse, un orologio simbolico creato dagli scienziati dell’Università di Chicago nel 1947 nel quale la mezzanotte significa la fine del mondo. È lo strumento che misura il pericolo di un’ipotetica distruzione globale a cui l’umanità è sottoposta.

Quando venne creato, nel 1947, l’orologio fu impostato a sette minuti dalla mezzanotte: ad accelerare verso la fine, oltre agli armamenti nucleari, nel 2015 c’erano anche i cambiamenti climatici. Adesso le lancette dei minuti sono ferme a soli due minuti e mezzo. Poi la mezzanotte e le tenebre inghiottiranno l'uomo e l’intero pianeta.



Autore: Luigi Mannini
pubblicato il