Tassi d'interesse mutui: andamento e previsioni

Il primo bivio che la maggior parte dei richiedenti si trova ad affrontare è se bisogna dirottare la propria attenzione verso un mutuo a tasso fisso oppure optare per un mutuo a tasso variabile

Cos’è il tasso di interesse?

Il tasso di interesse è il costo del denaro, ossia la percentuale dell'interesse su un prestito e la somma che riceve chi ha prestato il denaro. Viene fissato con riferimento ad un capitale di cento euro e ad un lasso di tempo di un anno.

Andamento tasso di interesse mutui

Il tasso applicato al finanziamento è la prima informazione che va ricercata nel momento in cui si ha l’intenzione di stipulare un mutuo per acquistare la casa o per qualsiasi altro bisogno ne renda necessaria la stipula. Questo indicatore determina, infatti, il costo del denaro prestato dall’istituto bancario. Il primo bivio che la maggior parte dei richiedenti si trova ad affrontare è il medesimo: bisogna dirottare la propria attenzione verso un mutuo a tasso fisso oppure optare per un mutuo a tasso variabile?

Nel primo caso il tasso di interesse viene stabilito al momento della stipula del contratto e resta bloccato per tutta la durata del finanziamento. Esso viene calcolato in base alla somma dell’Eurirs e dello spread, cioè la percentuale aggiunta dalla banca per ottenere il suo ricavo. Il mutuo a tasso variabile cambia invece in riferimento all’Euribor a cui poi la banca somma uno spread. Il tasso iniziale è in genere più basso rispetto al fisso, ma non resta bloccato e può diminuire o aumentare a seconda dell’andamento dei tassi di mercato.

Quindi rappresenta un’opzione che presenta un grado di rischio maggiore e che richiede di monitorare attentamente l’andamento del tasso di interesse dei mutui. Per avere un quadro più completo, proviamo quindi a vedere come si stanno muovendo i due indici che influenzano il tasso di interesse dei mutui bancari. Come abbiamo detto, le banche applicano due tassi di interesse distinti: quelli Eurirs, per i tassi fissi; quelli Euribor, per i tassi variabili. Entrambi dipendono solo dalla durata del prestito, e non sono quindi influenzati dall’ammontare di capitale.

Rispetto a un anno fa i tassi finali applicati dalle banche sono rimasti praticamente invariati. Il mutuo a tasso fisso si aggira ancora oggi mediamente intorno ad una percentuale del due per cento che diventa dell’uno per cento per i mutui a tasso variabile. In questo stesso periodo, però, la differenza tra indici Eurirs ed Euribor è variata in maniera anche molto consistente: se l’Euribor è rimasto fermo o in lieve calo, l’indice Eurirs è praticamente raddoppiato.

Tasso di interesse mutui previsioni

Infine, quando si parla di tasso di interesse sui mutui, non bisogna trascurare le previsioni per il futuro che costituiscono una bussola necessaria ad orientarsi e ridurre al minimo la possibilità di sbagliare. Il fatto che i tassi a lungo termine hanno cominciato a reagire ai segnali di inflazione non è più una novità. Quelli che riguardano i mutui iniziano a divenire più cari, rispetto al record di convenienza conseguiti nel 2016.

A guidare questo rialzo è Intesa Sanpaolo che durante il 2016 si è guadagnata la posizione di leader assoluta del mercato, con una quota vicina al trenta per cento dello stesso, con una politica molto aggressiva sul tasso fisso. Il colosso guidato da Carlo Messina ha deciso di aumentare gli spread per un valore compreso in una forchetta che varia dai cinquanta ai sessanta punti base, rispetto ai tassi promozionali offerti fino a dicembre, quando il fisso era venduto all’1,5 per cento.

E, probabilmente, nemmeno avrebbe senso provarci. I numeri record del 2016 sono stati infatti realizzati solo grazie al numero elevato di surroghe, visto che praticamente chiunque avesse un mutuo in essere da qualche anno aveva convenienza a rinegoziarlo e in pochi rimangono a non aver compiuto tale operazione. Chi si trova nella condizione di dover accendere un nuovo finanziamento ipotecario nel 2017, con buona probabilità troverà ancora conveniente farlo con un tasso fisso. Le previsioni infatti sono concordi nel far trapelare la possibilità che al posto di un incremento verrà allungata la durata del finanziamento.

Per il prossimo quinquennio si può quindi ragionevolmente immaginare che un tasso variabile venga offerto a prezzo più basso di un attuale fisso, ma il ragionamento va fatto, anche in base alla durata del finanziamento da chiedere, su cosa potrà avvenire anche oltre quei cinque anni. Il che può riportare prudenzialmente a scegliere l'opzione del fisso, sebbene il loro costo sia destinato ad allontanarsi, pur gradualmente, dai minimi. Con i tassi a breve ancora sostanzialmente negativi, come abbiamo visto, sostanzialmente il costo dei mutui cambia per la scelta di far salire lo spread. Conseguenza anche di un altro differenziale, quello tra Btp e Bund decennali, che è tornato sopra i duecento punti base. Stando infine ad alcune  previsioni per l’indice Euribor il minimo storico che stiamo affrontando in questo periodo è destinato a risalire nei prossimi mesi.

La crescita dal valore negativo attuale dovrebbe portare l’Euribor a raggiungere lo zero per cento nel 2019, fino a toccare quota 0,90% nel 2022. Anche l’Eurirs potrebbe continuare a salire a causa delle aspettative di crescita dell’inflazione nella zona Euro nel prossimo quinquennio.



Autore: Luigi Mannini
pubblicato il