Requisiti per la disoccupazione con contratto part time

La disoccupazione fa parte della normativa sugli ammortizzatori sociali ed è una prestazione a sostegno del reddito concessa ai lavoratori che perdono reddito e posizione economica per licenziamento

Cos’è la disoccupazione?

La disoccupazione è la condizione di mancanza di un lavoro per una persona in età da lavoro che lo cerchi attivamente, sia perché ha perso il lavoro che svolgeva disoccupato in senso stretto, sia perché è in cerca della prima occupazione, ovvero inoccupato.

Chi ha la disavventura di imbattersi, non per colpe ascrivibili a proprie responsabilità, perde il proprio posto di lavoro è costretto, purtroppo, a dimenarsi in un mercato del lavoro che non offre molti spunti in questa delicata fase di crisi che non sembra voler allentare la sua morsa. Una piccola panacea per questo male è rappresentato dalla possibilità di usufruire, per un breve periodo di tempo, di un sussidio che dovrebbe aiutare il lavoratore a sostenersi nel periodo di disoccupazione.

La disoccupazione, fa parte della normativa sugli ammortizzatori sociali ed è una prestazione a sostegno del reddito che viene concessa a quei lavoratori che a causa di un licenziamento perdono il proprio reddito e la propria posizione economica. C’è bisogno di specifici requisiti per fare domanda all’Inps ed ottenere la disoccupazione, anche per i lavoratori che sono inquadrati da un contratto part time.

Bisogna esibire una serie di requisiti presentare istanza di iscrizione al Centro per l'impiego rilasciando la dichiarazione di immediata disponibilità al lavoro. A partire dal primo maggio 2015, per i lavoratori che perdono involontariamente il lavoro, è prevista la nuova disoccupazione NASPI, la discoll per i collaboratori e l'ASDI assegno di sei mesi che spetta una volta finita l'indennità Naspi e l'assegno di ricollocamento 2017.

Che cos'è la disoccupazione e quando spetta?

Vediamo innanzitutto che cos’è la disoccupazione. Si tratta, nello specifico, di una prestazione a sostegno del reddito concessa dallo Stato e pagata per mezzo dell’Inps a quei lavoratori che vengono a trovarsi senza lavoro, quindi senza retribuzione, per le seguenti ragioni:

Disoccupazione licenziamento giusta causa, determinate da: molestie sessuali, mancato pagamento dello stipendio, modifica peggiorativa delle mansioni lavorative, mobbing, variazione importante delle condizioni di lavoro a seguito della cessione dell’azienda ad altre persone, fisiche o giuridiche, spostamento del lavoratore da una sede all’altra, senza comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive, comportamento ingiurioso del superiore gerarchico.

Trasferimento del dipendente ad altra sede distante più di cinquanta chilometri dalla residenza del lavoratore e/o mediamente raggiungibile in ottanta minuti o più con i mezzi pubblici. L’indennità di disoccupazione erogata al lavoratore che perde il lavoro viene finanziata attraverso un apposito contributo versato dal datore di lavoro, ASpI, il quale provvede a versarlo all’Inps. Tale quota di contributi, versati per i lavoratori regolarmente iscritti all’Inps serve proprio per assicurarsi contro la perdita del lavoro e la disoccupazione, causata dall’estinzione di un rapporto di lavoro per cause non attribuibili alla volontà del lavoratore stesso.

Requisiti disoccupazione con contratto part time

Esistono dei requisiti appositi anche per i lavoratori che restano disoccupati e che erano inquadrati con un contratto part time. Anche in questo caso, infatti, si può vantare il diritto alla nuova indennità di disoccupazione. In particolare, per ottenere la disoccupazione, questi sono i requisiti minimi da possedere:

Per aver diritto alla Naspi non si deve considerare un numero minimo di ore lavorative: le trenta giornate nell’anno sono comunque valide ai fini della disoccupazione, anche se le ore di lavoro in ciascuna giornata sono meno di otto. L’unica eccezione in cui vanno considerate le ore lavorate si applica nei confronti dei lavoratori domestici. Per loro, poiché non è possibile verificare il requisito delle trenta giornate nell’anno, devono essere presenti cinque settimane di lavoro.

Dato che, per tale categoria, è considerata lavorata una settimana se risultano accreditate almeno ventiquattro ore, per stabilire il numero di settimane lavorate bisogna dividere le ore lavorate nel mese per ventiquattro. Le ore di lavoro, in via generale, non rilevano nemmeno per il requisito delle tredici settimane di contributi possedute nei quattro anni precedenti.

Tuttavia, se la percentuale di part time è molto bassa, può accadere che i contributi versati non coprano i minimali stabiliti: in questo caso, non sono accreditate tutte le settimane lavorate, ma sono ridotte proporzionalmente, in modo che risulti coperto il minimale settimanale.

Perché sia accreditata un’intera settimana di contributi, la retribuzione imponibile settimanale del lavoratore deve superare i 200,74 euro; in caso contrario, i contributi sono ridotti proporzionalmente sino a coprire l’ammontare minimo: figura, cioè, un numero di settimane più basso, ma con un imponibile che supera il minimale. Così, anche se il dipendente part time lavora tutto l’anno, risulteranno accreditate meno di cinquantadue settimane.



Autore: Luigi Mannini
pubblicato il