IRES: definizione, calcolo, scadenza, base imponibile

L'IRES è stata introdotta nel 2003 entrando in vigore il primo gennaio 2004 sostituendo l'IRPEG e favorendo la modernizzazione del regime fiscale italiano uniformandolo agli altri paesi della UE

Che cos’è l’IRES?

L’IRES è stata introdotta nel 2003 da Giulio Tremonti, Ministro dell’Economia nei Governi Berlusconi ed è entrata in vigore dal primo gennaio dell’anno successivo. Si tratta di un’imposta sul reddito delle società e colpisce il reddito prodotto dalle società e dagli enti con un’aliquota proporzionale al reddito. Dal periodo d’imposta 2017 l’aliquota è scesa dal 27,50% al 24%.

L’Imposta sul Reddito delle Società è proporzionale e personale, presenta un’aliquota che per il 2017 è stata fissata al 24% e deve essere corrisposta allo Stato dalle persone giuridiche utilizzando il modello F24, in acconto e saldo sulla base della dichiarazione dei redditi effettuata con il modello Redditi. Dal primo gennaio 2004 ha sostituito la vecchia IRPEG. Così, nelle intenzioni del Legislatore dell’epoca, il regime fiscale italiano sarebbe stato soggetto a una necessaria modernizzazione uniformandosi contemporaneamente a quello in vigore negli altri paesi dell’Unione Europea.

IRES le scadenze

Il versamento dell’imposta sul reddito delle persone giuridiche ha delle scadenze. Di norma deve essere effettuato pagando il saldo IRES entro il sedicesimo giorno del sesto mese successivo alla chiusura dell’anno di riferimento, per cui se l’impresa deve versare l’IRES e se la chiusura dell’anno è il trentuno dicembre 2016, il pagamento deve essere effettuato entro il trenta giugno 2017. Entro questo termine l’impresa deve versare oltre che il saldo e anche l’acconto IRES, anche se anche se in realtà la scadenza con modello Redditi può essere prorogata.

Calcolo e base imponibile IRES

Il calcolo della base imponibile IRES 2017 non è omogeneo ma cambia a seconda del soggetto preso in considerazione. La prima distinzione che bisogna fare è quella tra società di capitali ed enti commerciali residenti, enti non commerciali residenti e, infine, società ed enti non residenti. Per altri soggetti invece, quali ad esempio i trust, i criteri di determinazione variano a seconda della tipologia di attività esercitata, nonché della residenza. Con riferimento alla posizione delle società di capitali residenti, l’ordinamento presenta diversi regimi che prevedono deroghe ai criteri ordinari di determinazione del reddito, in genere sotto forma di esenzioni o di regimi forfettari. Le società e gli enti commerciali residenti determinano il reddito secondo le disposizioni contenute nel Titolo II, Capo II del TUIR. Più precisamente:

Sono due gli articoli fondamentali che regolano la determinazione del reddito per le società di capitali e gli enti commerciali. Il primo è l’articolo 81 del TUIR che espressamente prevede che il reddito complessivo delle società di capitali e degli enti commerciali, da qualsiasi fonte provenga, sia sempre considerato per presunzione di legge reddito d’impresa. L’altro è l’articolo 83 comma primo del Testo Unico delle Imposte sui Redditi, ovvero il criterio base che regola la determinazione del reddito d’impresa delle società di capitali e degli enti commerciali che non adottano gli IAS/IFRS, cioè il cosiddetto principio di derivazione, secondo cui il reddito d’impresa è determinato apportando all’utile o alla perdita risultanti dal Conto economico le apposite variazioni in aumento o in diminuzione previste dal TUIR.

Gli enti non commerciali residenti determinano il reddito secondo le disposizioni contenute nel Titolo II, Capo III del TUIR. La determinazione del reddito complessivo avviene in base a regole analoghe a quelle previste per le persone fisiche. Il reddito complessivo degli enti non commerciali è costituito dalla sommatoria dei redditi fondiari, di capitale, d’impresa e diversi conseguiti nel periodo d’imposta e al netto delle eventuali perdite derivanti dall’attività commerciale esercitata. Redditi e perdite devono essere determinati in maniera diversa per ogni categoria, in base al risultato complessivo di tutti i cespiti che vi rientrano e al netto delle eventuali perdite deducibili. Infine in base alle norme del Titolo I del TUIR relative alle tipologie reddituali dei soggetti IRPEF salvo disposizioni diverse. Il reddito complessivo delle società e degli enti non residenti è formato soltanto dai redditi prodotti in Italia. Occorre, a tal fine, distinguere le seguenti ipotesi:



Autore: Luigi Mannini
pubblicato il