Cos'è la perequazione o rivalutazione delle pensioni

Negli ultimi anni l’erogazione della perequazione o rivalutazione è stata emendata più volte dal legislatore per esigenze di contenimento della spesa pubblica fino a generare molta confusione

Cos'è la perequazione o rivalutazione delle pensioni

La perequazione è il termine che identifica la rivalutazione dell’importo pensionistico legata all’inflazione. In pratica si tratta di un meccanismo attraverso il quale l’importo delle pensioni viene adeguato all’aumento del costo della vita come indicato dall’Istat.

Questa legge intende perseguire un obiettivo molto semplice: proteggere il potere d'acquisto del trattamento previdenziale pensionistico, qualsiasi esso sia. Negli ultimi anni l’erogazione della perequazione o rivalutazione è stata emendata più volte dal legislatore per esigenze endemiche di contenimento della spesa pubblica fino a generare molta confusione.

In quest’articolo proveremo ad analizzare cos’è la perequazione o la rivalutazione delle pensioni. L’adeguamento di cui stiamo parlando deve essere effettuato su tutti i trattamenti pensionistici erogati dalla previdenza pubblica. Quindi rientrano sia le pensioni dirette sia quelle indirette a prescindere dalla circostanza che tali prestazioni siano o meno integrate al trattamento minimo.

Cos’è la perequazione o rivalutazione delle pensioni

Vediamo quindi cos’è la perequazione o la rivalutazione delle pensioni. Prima della Riforma Fornero la perequazione o rivalutazione delle pensioni era divisa in tre fasce all'interno del trattamento pensionistico complessivo e l'adeguamento veniva concesso in misura piena, cioè al cento per cento per le pensioni fino a tre volte il trattamento minimo.

Scendeva al novanta per cento per le fasce di importo comprese tra tre e cinque volte il trattamento minimo; e ancora calava al settantacinque per cento per i trattamenti superiori a cinque volte il minimo. Prima del 2001 la materia era regolata diversamente da una legge che garantiva un adeguamento pieno sino a due volte il minimo, al novanta per cento tra le due e le tre volte il minimo e del settantacinque per cento per le fasce eccedenti il triplo del minimo. Dal primo gennaio 1999 la perequazione o rivalutazione si effettua in via cumulata.

Ai fini dell'individuazione dell'indice di perequazione da attribuire si prende a riferimento il reddito complessivo derivante dal cumulo dei trattamenti erogati dall'Inps e da altri Enti, per ciascun pensionato. Dal primo gennaio 2012 è stato disposto il blocco dell'indicizzazione nei confronti delle pensioni che erano di importo superiore a tre volte il trattamento minimo Inps. Le pensioni di importo inferiore sono state adeguate all'inflazione. Dopo due anni, ha avuto inizio un sistema di rivalutazione suddiviso in cinque scaglioni prorogato poi dalla legge di stabilità 2016 sino al trentuno dicembre 2018.

Per i trattamenti pensionistici che presentano un importo fino a tre volte il valore del trattamento minimo, l'adeguamento avviene al cento per cento. Per quelli di importo superiore e sino a quattro volte quel valore viene riconosciuto il novantacinque per cento dell'adeguamento. Per quelle di importo superiore e sino a cinque volte il minimo l'adeguamento è pari al settantacinque per cento. L’adeguamento scende al cinquanta per cento per i trattamenti pensionistici complessivamente superiori a cinque volte il minimo e al quarantacinque per cento per i trattamenti superiori a sei volte il trattamento minimo Inps.

La sentenza della Corte Costituzionale con la quale la Consulta ha dichiarato incostituzionale il blocco biennale previsto dalla Legge Fornero sui trattamenti superiori a tre volte il minimo, ha garantito una rivalutazione parziale e retroattiva solo dei trattamenti ricompresi tra tre e sei volte il minimo Inps. Sui trattamenti superiori a sei volte il minimo Inps è rimasto invariato, in buona sostanza, il blocco biennale. Già nel 1998 era previsto il congelamento della perequazione sui trattamenti pensionistici superiori a cinque volte il minimo Inps e che, per il biennio successivo, l'indice di perequazione doveva essere applicato nella misura del trenta per cento per le fasce di importo tra le cinque e le otto volte. Superato tale limite la perequazione non doveva trovare più applicazione.

Analogo blocco fu introdotto per l'anno 2008 sulle pensioni superiori a otto volte il minimo Inps. Dal 2008 al 2010 l'aumento perequativo è stato però garantito in misura piena per le pensioni non superiori a cinque volte il minimo. La rivalutazione effettiva. Sulle fasce di rivalutazione sopra esposta bisogna applicare il tasso di inflazione annua. Dalla moltiplicazione del tasso di inflazione per le fasce di rivalutazione si ottiene, pertanto, il tasso effettivo di rivalutazione che ogni anno viene corrisposto negli assegni.

L'applicazione della rivalutazione, com'è noto, avviene ad inizio di ogni anno in via provvisoria rispetto all'inflazione del 2016 ed in via definitiva rispetto a quella dell'anno prima 2015 sulla base dei valori indicati in un decreto del ministero dell'economia adottato alla fine dell'anno. Nel 2017 il tasso di inflazione definitivo relativo all’anno precedente e quello provvisorio relativo ai primi nove mesi del 2016 è pari a zero. Pertanto gli assegni in pagamento dal primo gennaio 2017 non hanno subito cambiamenti di rilievo.



Autore: Luigi Mannini
pubblicato il